L'ansia e i suoi disturbi
di Redazione
03/01/2019
- Il disturbo di panico che è una problematica molto comune, il cui esordio avviene nell’adolescenza o nella prima età adulta. L’attivazione ansiosa durante una crisi di panico è estrema (ma anche limitata nel tempo) e così intensa da far pensare all’individuo di stare morendo o impazzendo. Quando gli attacchi di panico sono frequenti, vi è la costante preoccupazione che possano ripresentarsi e quali sarebbero le loro conseguenze si struttura il disturbo, che, se non viene trattato, solitamente diventa cronico.
- Il disturbo d’ansia da separazione, che per alcuni aspetti è simile a una grande inibizione comportamentale, è caratterizzato da un’ansia eccessiva per l’allontanamento da casa o per la separazione da coloro a cui il soggetto è attaccato. Spesso in adulti con disturbo di panico è probabile trovare un precedente grave disturbo d’ansia da separazione in età evolutiva.
- Il disturbo ossessivo compulsivo che si caratterizza per il fatto che uno stimolo (immagine o pensiero) faccia sorgere dubbi, preoccupazioni ritenuti minacciosi, portando quindi a sperimentare un’attivazione ansiosa. In questo caso per alleviare tale stato emotivo l’individuo mette in atto dei comportamenti (le compulsioni) che hanno la funzione di gestire e abbassare l’ansia, anche se la loro efficacia è solo momentanea.
- Nelle fobie specifiche (paura di volare, dei ragni, degli aghi), l’ansia ha la funzione di allarmare il soggetto di fronte a un evento, ma questa attivazione è sproporzionata rispetto alla reale minaccia dello stimolo o della situazione.
- Il disturbo d’ansia generalizzato implica una continua e costante preoccupazione rispetto ad eventi e situazioni di vita quotidiana. La persona è imprigionata all’interno di rimuginii e ruminazioni difficili da controllare, messe in atto al fine di prevenire tutte le possibili sventure. Solitamente l’ansia derivante da queste preoccupazioni costanti, porta a sentirsi continuamente stanchi, irritabili, ad avere disturbi del sonno e dolori muscolari.
- Anche il disturbo d’ansia sociale porta la persona a sperimentare stati d’ansia caratterizzati da attivazioni fisiologiche di fronte a situazioni in si cui teme il giudizio altrui. In questo caso pagare alla cassa del supermercato, chiedere informazioni o parlare in pubblico diventa estremamente ansiogeno sia prima (ansia anticipatoria), durante (ansia rispetto all’evento) e dopo (ansia post evento) la situazione temuta.
- Infine, anche se potremmo elencare molti altri disturbi in cui l’ansia “la fa da padrone”, il disturbo da stress post traumatico si riferisce a una condizione in cui lo stress dovuto ad un evento inaspettato e che ha messo in pericolo l’individuo o chi era a lui vicino, causa una mancata processazione ed elaborazione dello stesso che rimane fuori dalle normali reti neurali e causa attivazioni fisiche, cognitive, fisiologiche disturbanti e invalidanti per la persona.
- il rilassamento muscolare progressivo proposto da Jacobson più di sessant’anni fa, aiuta a prendere coscienza della tensione fisica causata dallo stress psicologico e a rilassare i muscoli del corpo. La pratica consiste nel rilasciare in sequenza i principali gruppi muscolari dalla testa ai piedi.
- La respirazione diaframmatica agisce sulla respirazione toracica e superficiale che è una reazione tipica degli stati ansiosi, che porta a espellere l’ossigeno e a ridurne la sua concentrazione nel sangue e nel cervello. La persona tenta così di introdurre più ossigeno respirando più intensamente, ma ciò può innescare l’iperventilazione e incrementare l’ansia. La respirazione lenta, addominale (o diaframmatica), al contrario, attiva il sistema nervoso parasimpatico che determina una risposta di rilassamento.
- Tra le tecniche di terza generazione mindfulness based, il body scan (scansione corporea) permette di mantenere una piena consapevolezza non giudicante del proprio corpo rivolgendovi gradualmente e deliberatamente l’attenzione e prendendo atto delle sensazioni presenti nel preciso momento in cui si pratica l’esercizio. Non va fatto alcuno sforzo attivo per provocare uno stato di rilassamento o una qualsiasi alterazione delle proprie sensazioni, ma insegnare ai pazienti a osservare le proprie reazioni fisiche, determina un certo grado di flessibilità psicologica influenzando la regolazione emotiva.
- Infine, ma potremmo andare avanti ancora e ancora, l’esercizio di creazione dello spazio mentale è pensato per aumentare la consapevolezza e accettazione delle esperienze interne: i pazienti sono incoraggiati a prestare attenzione in modo non giudicante a qualunque cosa emerga nel flusso della coscienza, creando così uno spazio mentale per le proprie esperienze, perché, se anche non scegliamo che cosa giunge alla nostra coscienza, possiamo decidere a che cosa prestare attenzione e concentrarsi sul fatto stesso di prestare attenzione.
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